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| I felini pettegoli |
Giornatina ventosa anzichenò. Costretta ad abbandonare il mio amato patio per non fare la fine del sofficino findus, mi sono rifugiata in cucina dove, mentre scrivo, attendo con ansia che si carichino le pagine del nuovo sito. Mi sono lanciata assai e spero che il risultato sia soddisfacente.
Ancora mancano molte fotografie, ma sono piena di buona volontà (sul tempo libero ci scommetto meno, ma vedrò di farcela) e confido di riuscire a renderlo ricco e gradevole.
Agosto è agli sgoccioli e mi sembra che sia volato. In queste vacanze non ho girato molto, ma mi sono riposata tanto. Ho dormito abbondantemente e con gusto, ho mangiato abbastanza, con risultati devastanti per la linea (ho deciso che mi peserò non prima di ottobre inoltrato, quando sarò riuscita a riprendere il controllo della mia alimentazione), ho letto come un vecchio topo di biblioteca, ho uncinetticchiato con passione e devozione. Ho fatto poco mare, ma ho ancora l'abbonamento alla piscina che dovrebbe consentirmi qualche ulteriore surrogato di bagno e di rosolatura al sole.
L'idea di tornare al lavoro mi fa venire voglia di gettarmi per terra rotolandomi e ululando come un coyote impazzito, non tanto per il lavoro in sé, ma per l'idea della sveglia (maledetta!), della routine e delle rogne varie che vi si associano. Ma ci tocca, e domattina si ricomincia …
… pausa per guaiti e ululati …
Nel mondo oltre il patio l'estate è stata interessante:
I telegiornali ci hanno premurosamente informato che faceva caldo, casomai non ce ne fossimo accorti. Ci è stato consigliato, in modo veramente innovativo e rivoluzionario, di bere molto, mangiare tanta frutta fresca e verdura e di non uscire di casa nelle ore più calde della giornata. Meno male, perché per tutto agosto ho meditato di nutrirmi di lasagne, brasati e stufati, possibilmente all'aperto verso le tre di pomeriggio, rischiando la vita. Grazie tiggì.
Quest'anno non mi pare di avere sentito il consiglio di portare i vecchietti nei centri commerciali per godersi l'aria condizionata. Si saranno accorti che una buona percentuale restava stecchita all'ingresso, vittima del freddo polare di quei maledettissimi condizionatori.
In compenso ci siamo goduti l'appassionantissima vicenda di Fini, dei Tulliani e della casa a Montecarlo: ormai conosciamo tutti i dettagli dell'arredamento, il dove, il come e il quando, specialmente della cucina, sulla quale si sono aperti copiosissimi dibattiti a cui hanno preso parte commessi, trasportatori, vicini, amici e parenti.
Bello! Questa è l'informazione che vogliamo!
Di grande attualità, invece, è la visita a Roma di Gheddafi. L'ameno dittatore, evidentemente facendo sua la “politica del cucù” dell'amico Silvio, si è divertito un mondo a spiazzare gli ospiti con conferme e smentite sul suo sbarco nella capitale: “Arrivo domani per ora di pranzo!”, “Ma no, scherzetto, arrivo stasera, non so a che ora, ma tenetemi la cena in caldo!”, “Ci avete creduto? In realtà parto domattina: aspettatemi, eh?”, “Ok, basta scherzetti, arrivo in giornata!”
E tutto il comitato d'accoglienza pronto a squagliarsi sotto il sole con sorriso da crampo facciale stampato in faccia ad aspettare questo serissimo capo di stato. Lui, le amazzoni e i guerrieri berberi a cavallo. Accampato nel giardino dell'ambasciata libica nella sua tenda. Accolto da qualche centinaio di belle fanciulle (reclutate a pagamento) svolgenti funzione ornamentale come se fossero piante. Anche se è vero che le piante non si possono arringare né possono convertirsi all'Islam, come pare sia accaduto ad una manciata di suddette fanciulline, evidentemente folgorate sulla via di Damasco.
Non ci si può difendere dalla stupidità umana, specialmente quando viene dai potenti, e un “Signora mia, che tempi!” ci sta proprio tutto.
E non resta che affogare la collera e il dispiacere in una bella teglia dietetica di patate e peperoni. Per tacere della costatella di maiale che farà loro compagnia ...



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