Mattinata piovosa.
Risveglio cupo e alquanto infreddolito.
Marito in partenza per Roma.
Ci prepariamo come al solito per uscire, e come al solito bisogna agguantare Wendy che detesta uscire, la ficchiamo in macchina. Arriviamo da mammà, lui lascia me e il cane e se ne parte.
“Arrivederci, arrivederci, telefonami quando arrivi!” Entro in casa e trovo mammà semidevastata da un'influenza che, temeraria e ingenua, pensava di aggredirla ma, è risaputo, ci vuole ben altro che qualche bacillo per mettere KO la genitrice.
Inizia il diluvio.
Mia sorella, che lavora in un centro cinofilo, si appresta ad uscire per andare a prendere un cane da portare in pensione. Scruta l'acqua che viene giù e decide di attendere almeno che spiova un po' prima di avventurarsi sotto la pioggia battente. Sposta la presa del cane al pomeriggio.
Io non ho molto lavoro da fare, mi attardo chiacchierando, nel frattempo si sono fatte circa le undici e ancora non mi sono data una svolta costruttiva.
Le sorelle canine sono incerte se rotolarsi nel fango del giardino o starsene buone al riparo a vedere la pioggia che cade.
Squilla il telefono.
Risponde la sorella.
“Dove sei? Che t'è successo?? OK, arriviamo!”
Telefonata del marito che, in viaggio verso Roma con spia dell'olio accesa, bloccato in autostrada nei pressi di Teano in una piazzola di sosta, chiede olio e soccorsi. Che gli rispondi? “Obbedisco!”
“Mamma!! Noi andiamo a soccorrere Stefano! A dopo!!”
Riforniteci dell'olio ci mettiamo in viaggio alla volta di Teano.
“Meno male che ho spostato l'appuntamento di stamattina!”
“Eh! E ha pure smesso di piovere così forte. Un'oretta e siamo di ritorno!”
Telefonata di mammà: “Ma dove siete? Vi aspetto per fare il caffè?” “Nono! Non ci aspettare! Ci vediamo a pranzo!”
Abbastanza agevolmente, nonostante la pioggia e i camion sull'autostrada, raggiungiamo la piazzola incriminata, dove un marito afflitto e fluorescente nel suo giubbottino arancione regolamentare ci attende, fiducioso e pieno di gratitudine. Rabbocco dell'olio, scorta, controllo motore: tutto a posto.
“Ci fermiamo al primo autogrill per prendere un caffè e poi ce ne andiamo!”
Ovviamente l'autogrill è quello di Teano, dove campeggia l'immagine del celebre incontro. Caffè e battutine scontate. Ci salutiamo così lui può riprendere il viaggio verso Roma e noi, presa la prima uscita dell'autostrada, possiamo invertire la rotta e tornare verso casa.
E qui comincia il delirio.
Mia sorella ed io, prese singolarmente, possiamo sembrare quasi delle personcine normali e senzienti ma, per una strana reazione chimica, quando giriamo assieme, riusciamo a perderci dovunque andiamo e a fare le scelte più idiote possibili anche quando la statistica e la legge dei grandi numeri vorrebbero il contrario.
“Mmmmmh! Dovremmo mettere gas. Qui c'è il distributore: andiamo!”
Arriviamo al distributore del gas dove regna la desolazione più assoluta e non si vedono tracce di vita senziente. Attendiamo pazienti per un po'.
“Uff! Dovrei anche fare pipì!”
“Eh! Io pure!”
“Ma qua, secondo me, i bagni fanno schifo!”
“Vabbè, ma tanto non ci vuole molto fino a casa: preferisco aspettare”
“Sì, hai ragione!”
“Ma a 'sto distributore non c'è nessuno?”
“Pare di no. Che vogliamo fare?”
“Mah! Il gas è abbastanza, ce la facciamo a tornare, e poi lo metto oggi al distributore dove vado sempre!”
“Sì sì. Andiamo!”
E via così alla volta dell'uscita di Caianello.
Le ultime parole famose: “Cerchiamo di non fare come al solito che ci perdiamo: chiediamo bene al casellante dove si prende l'autostrada per tornare indietro!”
“Vero! Così non rischiamo di fare il giro del mondo!”
“Scusi! Per riprendere l'autostrada in direzione Napoli, come dobbiamo fare?”
“Dopo la rotonda, allo stop, fate la conversione.”
“Grazie! Buongiorno.”
“Prego. Buongiorno”
Il primo dubbio, confesso, l'ho avuto sulla conversione e immaginavo che ci saremmo trovate sulla via di Damasco. Invece è andata peggio: la rotonda non l'abbiamo mai incontrata e l'unico stop che abbiamo visto era contromano. Un po' perplesse ma fiduciose abbiamo imboccato la prima strada che ci è sembrata plausibile e via.
“Ma dove stiamo andando?”
“Esattamente non so, ma sembra una superstrada e sicuramente ci porterà da qualche parte dove potremo prendere l'autostrada!”
“Vero! Hai ragione!”
E abbiamo proseguito imperterrite e soddisfatte. Anche perché, nelle nostre peregrinazioni sorellesche, ci siamo talvolta avventurate nel beneventano e ricordavamo che ogni volta che prendevamo la strada sbagliata, per qualche bizzarro motivo ci ritrovavamo sempre a Caianello, dopo aver percorso un mucchio di strada in più del necessario. Io non guido, ma ho memoria che, da Napoli, uscendo a Maddaloni, ci si ritrova nella direzione giusta. Essendo noi venute da Caianello, semplicemente non poteva andarci così male da ritrovarci di nuovo a Caianello dopo aver fatto il giro del mondo. La logica sembrava inoppugnabile e quindi ci siamo rilassate.
“Bella 'sta strada! E' così alberata!”
“E poi non c'è proprio traffico!”
“Vero! Niente camion: magari si allunga un po', ma si cammina molto meglio!”
“Vero, vero! Peccato solo che dovrei fare pipì!”
“Io pure! Vuol dire che alla prima area di servizio ci fermiamo, così magari mettiamo pure il gas, che non si sa mai!”
“Sì! E qui i bagni magari sono un po' più puliti, che c'è meno passaggio!”
“Eh, certo che qui è proprio una bella zona!”
“E' così alberato!”
“Eh! Talmente alberato che ti aspetti di vedere sbucare qualche Elfo!”
“Ehehehe! Ma a gas come stiamo messe?”
“Si è appena accesa la riserva, ma c'è anche un po' di benzina quindi dovremmo farcela tranquillamente!” (Notare il passaggio al condizionale)
C'è passata davanti agli occhi tutta la provincia di Benevento. In ordine sparso ricordo le uscite per S. Giorgio del Sannio, Faicchio, San Lorenzo Maggiore, Telese, San Salvatore Telesino, San Lorenzello, Dugenta, Guardia Sanframondi.
“Eh! Bei posti qui!”
“Sì! Peccato che tutte le stazioni di servizio siano sempre sull'altra mano”
Poi abbiamo scoperto che Benevento ha almeno una dozzina di uscite possibili, mentre di tanto in tanto campeggiavano pallidi cartelli che facevano riferimento all'autostrada Napoli-Bari.
Periodicamente arrivava qualche telefonata preoccupata del consorte che parallelamente viaggiava sicuro verso Roma.
“Dove siete?”
“Siamo a buon punto! Tra poco prendiamo l'autostrada! La Napoli-Bari è molto più bella, è a tre corsie e si viaggia meglio!”
Sapendo quanto sia inutile allarmarsi o, peggio, tentare di dissuaderci, il marito ha tenuto stoicamente per sé i suoi commenti e le sue perplessità. Mentre noi, eroiche, trattenevamo la pipì.
Alla vista delle indicazioni per Avellino abbiamo manifestato composto giubilo, unito alla certezza della sorella dell'esistenza di una stazione di servizio da lei già frequentata, quindi sicuramente munita di pompa gpl e toilette. Un cartello che la indicava a soli 18 chilometri ci ha rassicurate. Attimi di panico a causa di alcune deviazioni che “Mica ci faranno saltare la stazione di servizio?” “Ma no! E'impossibile!”
Cori scomposti hanno seguito l'apparizione del cartello che dichiarava soli sei chilometri all'agognata meta.
Sconforto totale al passaggio di un cartello menzognero che ad un tratto dichiarava 42 chilometri all'area di sosta successiva. Smentita con fermezza dalla sorella meno emotiva che, donna di mondo, dichiarava che era, appunto, la successiva, e non quella a cui agognavamo noi.
Gli ultimi chilometri sono stati i più terribili, ma abbiamo avuto la forza di pianificare l'azione:
“Prima di tutto andiamo in bagno, poi, visto che sono le due passate, mangiamo qualcosa, mettiamo il gas e, senza passare da casa, a sto punto, andiamo anche a prendere il cane da portare in pensione.”
“Ottimo piano!”
L'autogrill si è stagliato davanti a noi, alla fine, come una visione celestiale. Siamo riuscite a parcheggiare l'auto con una certa signorile compostezza e con passo già rapido, ma pur sempre rispettabile, ci siamo avviate verso i bagni. Che per fortuna erano vuoti, perché credo che, a quel punto avremmo buttato giù a spallate chiunque avesse osato frapporsi fra noi e il paradiso di una toilette.
Siamo riemerse decisamente più distese e fiduciose, pronte ad affrontare il secondo passo del piano: nutrirci.
Dalla vetrina dell'autogrill campeggiavano tristi panini con antica insalata, cotolette depresse, prosciutti avvizziti e pomodori che sembravano sussurrare:”ti prego! Mangiami, prima che mi buttino via!”. Con prezzi da cucina di Vissani.
E siccome siamo due ragazze assennate e di buoni principi ci siamo dette che no, mangiare delle schifezze di quel genere a quel prezzo veramente non va!
Così, fatto il pieno di gas, siamo risalite in macchina alla ricerca di qualcosa di commestibile con un rapporto qualità-prezzo più accettabile.
Infatti ci siamo fermate al Mc Donald's sulla tangenziale, dove abbiamo depositato una cifra esosa per nutrirci di un panino con hamburger di cemento, farcito di insalata di scagliola e altri ingredienti su cui preferisco sorvolare. Ci siamo autogiustificate dicendoci che qualche schifezza, ogni tanto, ci sta.
Rammaricate di aver saltato la provincia del salernitano, ma ripromettendoci di perderci anche da quelle parti una volta o l'altra, ci siamo volte all'attuazione dell'ultima parte del piano: recupero del cane in quel di Arco Felice e trasporto dello stesso a Trentola Ducenta.
Siamo riuscite a non smarrirci troppo (solo un paio di inversioni di marcia) dalle parti dello Scalandrone e, arrivati in un posto in mezzo al nulla, abbiamo caricato a bordo una specie di rudere di pastore tedesco che guaiva e puzzava in maniera impressionante. Incuranti della pioggia siamo ripartite a finestrini spalancati, ma poi c'è venuto lo scrupolo che potesse venire una bronchite alla povera bestia, e ci siamo ridimensionate. Per temerarie ed interne strade (“Qui più o meno mi oriento!” ha dichiarato la sorella pilota, ed io rassegnata ho taciuto) abbiamo raggiunto la pensione e scaricato la bestia malausseniana, finalmente pronte a rientrare alla base. Mi sono prospettata un pezzetto di fine pomeriggio rilassato e ho iniziato a sorridere. Peccato che arrivati a casa di mammà, dove avevamo lasciato Wendy in compagnia della sorella, abbiamo trovato che le due quadrupedi, nell'attesa, s'erano date all'archeologia e avessero deciso di disseppellire Pompei nel giardino. Leste come le saette, prima che mammà potesse prenderci a fucilate (e come darle torto?) abbiamo rassettato il giardino. Alla fine dell'opera la santa sorella (quella mia, non di Wendy) ci ha caricate (di nuovo!) in macchina e ci ha riportate a casa.
Rientrata da poco, non credo che stasera cenerò: per digerire il cemento armato e la scagliola occorrono alcuni giorni. Sto pensando ad una tisana di acido muriatico o, in alternativa, ad una zuppa di disgorgante. Per il momento anelo a divano, pigiamino, telecomando.