14.7.11

TODO CAMBIA

Non riuscirò mai a capire come fanno le persone ad annoiarsi. Io non ne ho il tempo.
Non è che sia una frenetica rampante iperattiva donna dalle millemila attività, tutt'altro. In realtà coltivo sogni da Nonna Papera in pensione: cose come la cura dell'orticello, sfornare torte (non per me che sono in perenne dieta) e imbarattolare marmellate e sottolio, mentre i gatti dormono al sole, il bucato si asciuga profumando di lavanda e gli uccellini gorgheggiano come se fossero in un film della Disney. Mediamente, tutto questo, mi riesce, in maniera approssimativa, un paio di giorni l'anno, se non piove, se le lumache non mi divorano l'orto e le erbacce non lo infestano mentre sono troppo indaffarata per strapparle, se i gatti non catturano gli uccellini che gorgheggiano, se le marmellate non mi ustionano invece di cooperare e se i sottolio non nascondono insidiosi botulini assassini.

Alle volte vorrei annoiarmi: significherebbe avere tempo. Mi sono guardata intorno e mi sono resa conto che davvero il tempo di annoiarsi non c'è, per nessuno e per nessuna cosa. Ho pensato alle cose più inerti che mi circondano e ho realizzato che pure hanno un gran da fare. Nelle ovvie proporzioni, naturalmente. Una montagna ha il suo bel da fare a erodersi, a riassestarsi solidamente nel corso dei movimenti tellurici, a minacciare di franare quando viene disboscata selvaggiamente o maltrattata. Una pianta grassa sta là indaffarata ad incamerare tutta l'acqua e l'umidità di cui è capace e a produrre fiori dalla progettazione lentissima. Persino i surgelati di un supermercato di tanto in tanto finiscono sbatacchiati nei loro banchi frigo, scelti comprati e cucinati.

Tutto questo per dire che nella vita c'è un movimento continuo ed inesorabile, sia pure alle volte impercettibile, altre volte frenetico e vorticoso, e riadattare i propri ritmi di vita ogni volta richiede un discreto esercizio fisico e mentale.
In questi ultimi mesi di silenzio del blog il mutamento ha incrociato la mia esistenza in lungo e in largo, nel bene e nel male e, guardandomi indietro mi accorgo che, nel giro di un anno scarso, un sacco di cose sono andate via, altre sono approdate, altre ancora si sono modificate, perdendo o acquistando un valore differente da quello che avevano prima. E' lungo da raccontare, ma se riesco ad annoiarmi appena un pochettino, ci vorrei provare. Magari in comode rate mensili.

Ci sono stati degli addii, tutti più o meno imprevisti, tutti abbastanza dolorosi: mutamenti forti che mi hanno costretto a fare i conti un po' con tutta la mia vita, a rigirarmi indietro e a pensare che, però, nonostante tutto, e come tutti, ce la si può fare, che non c'è altra scelta che avanzare, ringraziando la vita per avermi fornita di spalle larghe e di un compagno, di una famiglia e di amici straordinari. Anche perché fermarsi senza una ragione non serve a nulla e, addirittura, forse, impedisce al nuovo di entrare nella vita per stupirci ancora, meravigliarsi, trovare altri motivi per ridere o sorridere, lenire ferite e dolori, levigare cicatrici.

Ho trovato una colonna sonora a questo periodo, ma ho il sospetto che possa essere la colonna sonora di una vita. L'ho ascoltata per caso guardando la TV, l'ho risentita a tradimento mentre si definiva e si attuava un trasloco che ci ha costretti a riguardare, ringraziare e salutare quarant'anni di vita familiare. L'ho ascoltata in una piazza gioiosa e piena di sole e di arancione, senza sapere che solo poche ore dopo tutto sarebbe mutato. L'ho sentita e risentita, talvolta con le lacrime agli occhi, guardando, e cercando di non vedere, le energie e la voglia di combattere che abbandonavano lo sguardo e il corpo di mio padre. Ancora mi ha ossessionata mentre osservavo la processione infinita di scatoloni e pacchi e borsoni che sfilavano via, dalla vecchia casa dei miei alla loro nuova. L'ho cantata, dentro me, più forte che potevo, quando mio padre ha chiuso gli occhi per sempre e altro non si è potuto fare che lasciarlo riposare in pace, senza sapermi chiedere dove sia adesso, cosa succede dopo, astenendomi dal prendere posizione tra il credere e il non credere, coltivando il dubbio e le domande. Ed è a lui, e a me, che devo la voglia ritrovata di scrivere. Ed è a lui, e a me, e a tutti quelli che vogliono ascoltare, che dedico questa meravigliosa, semplice, straziante canzone:Todo cambia. Addio, papà.

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