13.8.11

LE SOLITE QUATTRO GATTE


Chi mi conosce sa che sono gattofila. Ho anche una famiglia e parecchi amici gattofili. Tra gli intimi, assommati, possiamo fare una modesta concorrenza ai quarantaquattro gatti in fila per sei col resto di due. In particolare: io ho due gatti, mia sorella cinque.

Il che merita ulteriori precisazioni. Anche prima avevo due gatti, ma, purtroppo, la composizione familiare è cambiata: a novembre il mitissimo geometra Ciro ha lasciato questa valle di lacrime, e la sua ciotola è stata ereditata da Jeremy.
Il nuovo acquisto è un comune, comunissimo fino ad essere disdicevole, gatto e
uropeo bianco a macchie nere, salvato, insieme a tutta la cucciolata, da un'amica, che li ha recuperati, piccolissimi, mentre andavano alla deriva in uno di quegli acquazzoni di fine estate dagli effetti devastanti. E' arrivato in casa piccolissimo: una specie di topino magro roseo e ossuto,con la codina a miccia, dalla fame incontenibile e dall'energia inesauribile. Ha trovato una pessima accoglienza da parte di Pasquale, che già è un gatto dallo scarso senso dell'umorismo e dalla nevrosi facile, che in più era ancora sotto choc per la morte di Ciro. Ha dovuto farsi assestare parecchi ceffoni e subire parecchie ringhiate, prima di essere tollerato e poi accettato.
Attualmente è una specie di siluro di cinque chili, con le zampette secche, lunghissimo, un po' sinuoso e fainiforme, allegro ed emotivo. Si sta rifacendo, ora che lo so
vrasta fisicamente, della festa di benvenuto che gli aveva riservato Pasquale e il suo divertimento preferito è balzargli addosso all'improvviso, preferibilmente piombando giù da un punto alto, con la faccina da pipistrello cazzimmoso, provocando strilli, soffi e sbuffi nella seriosissima vittima. Che se non altro sta facendo una vita sicuramente più movimentata di quando al massimo, giovincello, mordicchiava le cavigliette del mite Ciro. Gira gira, anche per i gatti, la vita è una ruota …

Mia
sorella, dicevo, ha cinque gatti. Che è quasi un'anomalia, nel senso che per anni ha sempre avuto quattro gatti. Ovviamente non sempre gli stessi, ma per un motivo o per un altro i gatti in casa sono sempre stati quattro: se ne moriva uno, dopo poco ne arrivava subito un altro, e finché erano quattro non ne capitavano altri. I soliti quattro gatti, appunto. L'ultimo quartetto era composto di sole femmine: la più anziana, Maestro Yoda, saggia e autorevole; Lo Passero (detta anche Riina), gatto dall'indole contemplativa ma anche un po' mafiosetta; La Piccola (diminutivo di ScusiMaLeiE'LaPiccola di malaussenniana ispirazione), felina ghandiana e pacifista ad oltranza; La Pelosa (detta anche Nancy), gatta d'angora completamente sorda, che per farsi accogliere dalla famiglia ha pensato bene di buttarsi di sotto da un albero, fratturandosi una zampa.

Il gruppo di madamigelle si era appena assestato a suon di schiaffoni e minacce per stabilire una sana gerarchia interna (Si sono viste scene da Gatta Cenerentola, nelle fasi acute del conflitto.), quando è stata introdotta nel gruppo l'ultima trovatella: 380 grammi di ossa e di parassiti raccolti al margine di una strada a scorrimento veloce, stremata, affamata e fiduciosa. Amorevolmente ripulita, nutrita e spulcettata, con ormai ben 500 grammi di puro gatto da portare a spasso, è stata introdotta nel gruppo. La prima reazione (molto femminile) è stata “Yiiiipes! Un topo!!”. Poi all'unanimità è stato stabilito che “quel topino non esiste!”. Senonché l'inesistente topino, tutt'altro che virtuale, si fiondava nelle loro ciotole spazzolando tutto alla velocità della luce, motivo per cui le fantastiche quattro hanno deciso di prendere atto della sua esistenza, ma soprattutto della necessità di impartire un po' di educazione a quella scalmanata. Adesso sono nella fase di scapaccioni educativi, specie nei paraggi delle ciotole e dell'ora dei pasti, ma i rapporti con la nuova arrivata migliorano di giorno in giorno. Lei,ormai con la pancina a botticella e la sicurezza del cucciolo che ha trovato ricovero, saltella per casa, giocando con qualunque cosa alla sua portata che si muova. Provocando malcelato disappunto nelle altre, che come vecchie zie zitelle la guardano con l'aria di “signora mia che tempi, sti giovani d'oggi, non c'è più rispetto”.

L'arrivo della piccola pazza scatenata è stato, però, preceduto da un altro evento che pure ha turbato non poco il quieto vivere delle signorine, abituate alla placida vita di appartamento con vasto terrazzo
isolato da possibili brutti incontri. Adesso sono state trasferite (anche se “traslocate” è il termine più esatto, vista la scarsa collaborazione che hanno mostrato nel passaggio) in una graziosa villetta con un po' di giardino che, per quanto ben recintato, lascia spazio a intrusioni di felini curiosi nei paraggi.
I primi giorni in effetti le ragazze hanno un po' risentito del cambio di casa, ma poi Maestro Yoda ha smesso di scavare tunnel tra i borsoni, Riina ha rinunziato all'angolo del divano a cui era aggrappata con gli occhi sgranati da lemure preoccupato, La Piccola ha messo fuori il naso da sotto al letto, La Pelosa ha co
ntinuato ad esplorare e a sparire tra i meandri della casa. Intanto nel quartiere s'era sparsa la voce che erano arrivate quattro nuove ragazze. Ogni tanto sbucava qualche gatto venuto a dare un'occhiatina alle bambole, che ostentavano indifferenza, da brave gatte di buona famiglia, ma curiosissime. Il primo ad arrivare è stato un bel gattone grigio che si era messo a fare una corte spietata alla Piccola: da dietro la rete della finestra della stanza da letto, e lei, appena uscita da sotto al letto, dall'altra parte, a guardarsi con gli occhietti languidi. Poi però è comparso Vladimir, aitante gattone rosso dall'aria vissuta stile Jean Paul Belmondo, un po' sgembo, ma fascinosissimo, che ha sbaragliato tutta la concorrenza. Ogni tanto appare in qualche angolo del tetto o del muro di recinzione, fermo, scrutando sfacciato Maestro Yoda, che arrosisce, ma resta in posa plastica a farsi contemplare. Oppure si lancia in arditi incontri nell'aiuola con La Piccola, annidata nell'erba, stile:”oh salve, pure lei qui nell'erba alta?”, che sembra gradire. Persino Lo Passero, mentre contempla l'infinito, lancia un'occhiata distratta e, se lo intercetta, lo guarda con gli occhietti tondi e perde tutta la concentrazione.
La Pelosa continua a esplorare la casa, il giardino e a cercare i punti di fuga, che è l'unico motivo per cui guarda Vladimir: capire come diavolo fa a passare dappertutto.

E così ogni tanto mia sorella si perde La Pelosa, la recupera e aggiunge pezzi di rete. Il problema è che quella benedetta gatta è completamente sorda: gira con un campanellino al collo perché non la si può chiamare, se la si tocca alle spalle o mentre dorme sussulta, è sempre vissuta in casa, non la si può mandare in giro. In compenso è l'unica che non ha paura dell'aspirapolvere.

Nel frattempo però, le piratesche invasioni di Vladimir sono state rintuzzate dallo scatenato quartetto che, in autogestione e al grido di “Il cortile è mio, lo gestisco io!”, gli hanno fatto 'na bella 'mparata 'e crianza (tradotto: una severa lezione di buona educazione), insegnandogli a chiedere permesso prima di entrare in casa altrui.
Ogni tanto all'improvviso si sentiva un grido da erinni e, affacciandosi a guardare, si poteva osservare Vladimir in corsa, a zampe levate, stile palla di cannone, inseguito da un'inferocitissima gatta che però, appena messo in fuga il malandrino, tornava a leccarsi pelo e zampette, indisponentemente trionfante.
Però questo non ha fatto che accrescere la passione di Vladimir: una volta che l'ho visto fuggire inseguita da Maestro Yoda con lo sguardo fiammeggiante, aveva l'aria di divertirsi un mondo ed era evidente che pensava “Uao! Che femmene!!!”. Il risultato, in ogni caso, è che ora le guarda da lontano e si accosta solo se gli viene consentito. Anche se credo che tra poco, un caffè assieme riusciranno a prenderselo.


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