19.7.12

Il Patiuccio

Fino a marzo di due anni fa abitavo in una minuscola casa in centro: l'ho amata molto perché mi ha accolta e protetta in un momento particolare, mi era comoda per la sua ubicazione e in più aveva un minuscolo cortilino, tutto mio, in cui potevo sbizzarrirmi a coltivare qualche pianta. Quando il consorte, dopo alcuni anni di pendolarismo, si è stabilmente stanziato in casa, abbiamo cominciato a sentirci un po' strettini. Non che dovessimo ballare l'hully gully, ma accadeva sovente che quando il marito si fermava nel punto centrale si verificava una spartizione della casa in un aldiquà e aldilà dell'omone, con conseguenti ingorghi e disagi per la circolazione. In più avevamo cambiato abitudini, la macchina ci serviva più spesso, e parcheggiare in zona equivaleva più o meno a fare un sei al superenalotto. Per evitare un esaurimento nervoso ci siamo decisi a cercare una nuova casa più adatta alle nostre esigenze.

La ricerca è stata celere e fruttuosa e nel giro di poco tempo, fra avversi numi, ma carichi di speranza e buona volontà (maggiori dettagli sull'evento: qui ), il trasloco è avvenuto.
La nuova casetta è una graziosa scatoletta verde menta, nascosta tra alberi di arancia e di limoni, più altra verzura mista, con davanti un campo che viene coltivato (e quindi mi vedo in diretta gli ortaggi nascere, crescere e venire colti ), e intorno poche casette sparse, alla periferia della periferia, dove finisce la città: dopo ci sono solo le colline.
Da un lato di questa scatoletta sporge un piccolo patio, chiuso da una rete bianca e un cancello verde: questo riquadro di due metri per sei è il mio Patiuccio, la mia isola di pace della bella stagione.
In questo spazio, che il mio amorevole marito chiama “er gallinaro”, pascolano pigramente i felini, il cane, svariate specie di insetti, volanti e non, insieme alla sottoscritta. Il marito no. Non appena mette il naso fuori per più di cinque minuti comincia a sentirsi assalito dai moscerini, dalle zanzare e da tutto l'ordine dei ditteri del creato.
In uno slancio di entusiasmo da sindrome da casetta nuova ho deciso che la mia casa verde, immersa nel verde, doveva tenere anche il Patiuccio verde. Ho ereditato alcuni gerani dall'inquilino precedente, ho portato le mie vecchie piante e ne ho acquistata qualcuna nuova. La disposizione iniziale era gradevole, ma dopo due anni si capisce che nonostante io profonda grande affetto e slancio verso di loro, non vengo abbastanza ricambiata: c'è una certa anarchia vegetale, a cui però mi sono affezionata, essendone oltretutto concausa.

La pianta prevalente è il geranio, in numerose (e spesso a me sconosciute) varianti: non è che li ami particolarmente, ma siccome volevo piante robuste e semplici da tenere, mi sono adattata. Confermo la loro robustezza: sono sopravvissute persino ad un mio slancio potatorio in cui temevo di averle sterminate. Molte di loro ce l'hanno fatta, ma temo che abbiano riportato qualche trauma emotivo perché ormai sono diventate totalmente folli. Ho gerani foltissimi e lunghissimi, ma senza un fiore. Ho gerani che si sono seduti nel vaso e sventolano uno stiracchiato fiorellino. Ce ne sono altri pieni di fiori, ma con tre foglie. Ovviamente non fioriscono mai contemporaneamente, ma a singhiozzo. Pendono lì dove non dovrebbero pendere, invadendo panca e sedie. Il geranio imperiale è l'unico che si sta sforzando di tenere alta la bandiera continuando imperterrito a sostenere foglie e fiori dall'inizio della stagione, fedele al suo nome.
Stamattina, esasperata da questa specie di caos vegetale,mi sono armata di santa pazienza e gli ho dato una sistemata. Armata di cesoie e spago li ho messi tutti belli in fila e ora sembrano una perfetta armata Brancaleone di gerani. Ma almeno posso sedermi in santa pace.
La vicinanza di piante emotivamente turbate non deve aver giovato alle altre, che pure, oltre al popolo dei gerani, si comportano in modo strambo.

L'estate scorsa ho ricevuto in regalo una bellissima pianta rampicante, di cui ovviamente non ricordo il nome, che faceva dei magnifici fiori rosa. L'inverno è stato freddissimo, e la poverina si è salvata per miracolo. Però tra il gatto che le mangia le foglioline appena spuntate in basso e la gelata che si è presa, ha riportato danni anche lei. Credo che stia tentando di evadere. Si è arrampicata fin sotto la tettoia, portandosi su tutte foglie, ma lasciando rami nudi, e da lì ogni tanto emette qualche fiore, mentre studia come scavalcare la rete.
Poi c'è il gruppo piantine aromatiche e stagionali, da cui il timo ha ben pensato di tirarsi fuori defungendo, che è attualmente formato da:
un basilico che tutelo maternamente dal bruco geometra, spostandolo di qua e di là nevroticamente, e lui ne risente.
Una menta decorosa, ma luuuuuuunga e magra (e non è mentuccia: quella mi è morta due anni fa).
Un peperoncino che in questa gabbia di matti si è trovato benissimo, e quindi produce allegramente.
Il rosmarino è il decano della tribù e piaceva tanto a Gatto Ciro, che si faceva lunghe dormite acciambellato nel suo vaso. Ora è un cespuglione fitto che tenta di buttarsi giù dal muretto.

Al di fuori del Patiuccio, poi, ci sono quelle piante troppo ingombranti e che fanno da sentinella all'ingresso, unitamente ad uno sparuto gruppo di piante grasse, felicissime e vitali perché nessuno le pensa. La capostipite è una lantana che mi ha seguito fedele in tutti i miei (numerosi) traslochi, dal temperamento drammatico: come salto un'annaffiatura si accascia, sviene e assume l'aria di quella che morirà a breve. L'affogo, ma beve come una dannata. Accanto c'è la buganvillea col singhiozzo: fiorisce quando le pare e a zone, ma almeno non sta continuamente a chiedermi di bere.

Quest'estate, finalmente, mi sono anche decisa a farmi installare un magnifico rubinetto a cui ho potuto collegare il tubo per innaffiare e ora siamo tutti più felici, visto che ho smesso di trasportare annaffiatoi avanti e indietro e posso permettermi di essere più generosa nella bagnatura. Mi pare che le creature vegetali ne siano liete. La popolazione animale un po' meno, avendo sperimentato quanto aggressivo possa essere quell'aggeggio se ci si avvicina troppo.

La sera, qui, l'aria è talmente fresca che è d'obbligo uno scialle. Intorno c'è un silenzio pigro, da paese, che sembra di stare in vacanza. Il gatto anziano pisola sul tavolo. Il gatto giovane e la cana, da quando hanno fatto amicizia, giocano e vanno a caccia di insetti assieme. Io mi godo queste serate d'estate e mi rendo conto che davvero c'è bisogno di molto poco per stare bene al mondo.

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