9.11.09

Pasquale, figlio di un cane!!



Piove. Ininterrottamente da due giorni. E le previsioni dicono che bisognerà aspettare Mercoledì per vedere un po' di sole. Blah!

Appollaiata al mio tavolino, con poca voglia di lavorare, mi prendo una pausa con la scusa che ci sono dei pezzi che si devono asciugare prima di poter essere finiti.

Ne approfitto per parlare di Pasquale.

Pasquale è il mio gatto. Uno dei due, quello scemo. Non ho ancora ben capito se pensa che io sia la sua mamma o la sua donna. E' un felino possessivo, geloso e morbosamente attaccato a me, al punto da mettersi in competizione con il Pollo: da poco ha smesso di trattarlo con diffidenza perché ha capito che quell'omone grande e grosso che ogni tanto lo strapazza non è poi così cattivo.

Pasquale è arrivato a casa un giorno di Giugno del 2002: era una specie di pallottolina grigia con il naso nero, raccattato dalla mia veterinaria (non nel senso che mi curo dalla veterinaria, ovviamente!) in punto di morte, abbandonato dalla sua mamma e bisognoso di cure e di affetto.

Portato a casa ha cominciato a manifestare la sua gratitudine e la sua felicità con fusa ininterrotte, nasate umide, stropicciamenti di testolina, interescamenti pericolosi di traiettoria (chi ha un gatto può capire perfettamente) e non ha mai più smesso. Per contrapposizione all'altro gatto, più anziano, è subito diventato “Il Piccirillo” e anche ora che è un gatto adulto di circa 5 chili, continua a comportarsi come un cucciolo scemo. Ha una devozione bovina ed è capace di fare le fusa anche quando lo schiaffeggio per impedirgli di masticare i miei bottoni: mi fa lo sguardo basso, ottuso e adorante e continua a mordicchiarli finché non lo minaccio di morte. Ha reso la vita impossibile a Ciro (l'altro gatto): lo segue dappertutto, lo scaccia dai posti migliori, gli dorme addosso, gli morde le caviglie, lo imita passivamente, senza capire bene il perché delle cose. Il povero vecchio felino è esaurito. Ogni tanto perde la sua infinita pazienza e lo riempie di botte. Io lo lascio fare perché fra loro devono autoregolamentarsi e perché Ciro ha ragione assai.
Quando mi fu proposto chiesi: “Ma è affettuoso?”
La risposta fu: “Ti stanca di coccole!”
Mi sembrò una risposta un po' stupida, mentre invece avrebbe dovuto mettermi in allarme.
Non è che stanca: ti massacra!

Mediamente funziona così: il Pollo si sveglia per primo e scende dal soppalco seguito dai felini lieti di dargli il buongiorno e di ricevere la pappa. Io resto a letto in coma finché non suona la sveglia, la spengo con una zampata, lei dopo un po' risuona, io la colpisco ancora, lei persiste, io penso di buttarla di sotto, ma alla fine mi sveglio. Ancora non ho aperto un singolo occhio che si manifesta un naso umido e un rumore tipo “frrrrrrrrunnnnnn frrrrrrrrrun”. Apro gli occhi e Pasquale è lì, felice di vedermi dopo tanto tempo. Comincia a darmi zuccate, a calpestarmi, a conficcarmi le unghiette nella carne viva in un'estasi di felicità. Gli faccio pat pat sulla zucchetta e cerco di spostarlo. Scosto le coperte, ma lui è sul lembo della coperta. Lo scanso. Cerco le pantofole. Lui è sulle pantofole e mi lecca una mano (mai visto un gatto che lecca come un cane!). Lo scanso e scendo la scaletta. Lui si butta di sotto dall'altro lato del soppalco, dando l'impressione che in casa ci siano due gatti grigi, uno su e uno giù. Arranco verso il bagno, danzando e incespicando per evitare di calpestarlo, mentre lui mi fa da scorta nel pericoloso viaggio. Mentre faccio le mie cose lui mi sorveglia dalla lavatrice. Poi si piazza sul lavandino perché deve bere dal rubinetto (l'ha imparato da Ciro: a lui non sarebbe mai venuto in mente). Mi vesto tirando i vestiti da sotto i gatti (tutti e due), che controllano il mio abbigliamento del giorno, combinazioni cromatiche, morbidezza e accessori.

Esco di casa dopo averlo seminato lungo la veranda, lasciandolo tutto il giorno a dedicarsi a quel povero sventurato di Ciro. Non so cosa accada fra loro due quando non ci sono e non voglio saperlo.
Al rientro, ovviamente, li trovo come due pilastri all'ingresso.
Nasate, capocciate, sgambetti, frrrrrrrrunnnn frrrrrrrrun, perché è proprio tanto tempo che non ci vediamo.
La preparazione della cena avviene sotto stretta sorveglianza, con Pasquale che si sposta strategicamente da un pizzo all'altro, per non perdermi di vista e per intercettarmi dandomi una zuccatina di tanto in tanto.
Durante la cena non transigo e non ammetto interferenze, per cui lui resta a guardarmi dalla panca o dal mobiletto accanto alla tavola con l'aria del felino bistrattato e affamato, spesso addormentandosi per sfinimento.

Finito di mangiare mi metto un po' al computer e naturalmente bisogna che i felini passeggino sulle tastiere fino al momento in cui trovano l'assetto definitivo. Per lui l'assetto sarebbe tra me e il pc, ma questo non mi consente di vedere il monitor e poi mi infastidiscono i peli di gatto nel naso. Dopo lunga trattativa riesco a farlo accomodare sul cuscino della panca, cosa che lui accetta suo malgrado, visto che ci separa la chilometrica distanza di circa quaranta centimetri. Riassume l'aria del felino defraudato e si riaddormenta. Se però per caso mi attardo e per lui è ora di andare a nanna, riprende il passeggio nervoso sulla tastiera del pc, che in genere si conclude con il lancio del gatto in stile palla da bowling.

Giunta finalmente l'ora della sospirata nanna, non appena mi alzo e spengo il computer, me lo ritrovo che passeggia nervosamente fra i miei piedi in preda ad euforia da pregustato riposo notturno vicini vicini. Incespicando, tra un frrrrrrrrrrrrrrunnn e l'altro, mi avvio alla scala del soppalco. Il tempo di poggiare il piede sul gradino e lui si ubiqua tra il pavimento di sotto e l'affacciata dall'alto in stile comitato di accoglienza. Ovviamente calpesta Ciro, che già sta quietamente dormendo da un paio d'ore, che lo guarda con occhio assassino e rassegnato. Nel momento in cui mi infilo sotto le coperte, ormai ricolmo di letizia per avermi in pugno, mi si piazza sullo sterno, mi ficca una zampa in bocca o in un occhio e mi manifesta tutta la sua gioia di avermi rincontrata. Gli faccio i grattini sulla testa tentando di tenere a bada le sue zampacce secche e unghiute e cerco di spiegargli che gli voglio bene anche se non viviamo avviluppati l'uno all'altro. Ogni tanto mi viene in mente la battuta di Troisi “Robertì, va', iesce, tocca e femmene!!”, ma Pasquale sembra non cogliere.

Mi addormento col gatto incuneato tra pancia e ginocchia. Se mi rigiro, si stiracchia e si riassesta. Qualche volta russa.

1 commento:

  1. Hey! Ciao Carissima e ciao a tutta l'amena combriccola! Mi ha fatto molto ridere la descrizione di "vita con felini e Pollo"... me la immagino benissimo...=)
    Sperando sempre ed indomitamente di riuscire ad incontrarci per il famoso caffè, ti abbraccio.
    Saluti anche dalla Purmide ;)

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